ANNA KAun'artista che fabbrica le immagini... blog gestito da Raffaela Maria Sateriale |
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mercoledì, 18 aprile 07 20:14
"THE TRUTH ABOUT ME"
Titolo Mostra: "THE TRUTH ABOUT ME" Artista: ANNA KA mostra: dal 5 MAGGIO 2007 AL 8 LUGLIO 2007 orario: lunedì - sabato 9 - 12,30 / 16 - 19 ingresso: libero vernissage: 5 MAGGIO ORE 20,00 dove: Euro Hotel Viale Europa, 6 ufficio stampa: C.AE.S.A.R. onlus organizzazione: C.AE.S.A.R onlus Direzione Artistica e cura della mostra: Raffaela M.Sateriale genere: arte contemporanea, personale email: arte@caesaronlus.it web: www.caesaronlus.it
EXPERIENCE PLASTIC INEVITABLE
ore 22,00/23,00 proiezione del video SHOCK Anna Ka e Alessandro Lupi nel video "THE TRUTH ABOUT ME" domenica, 18 febbraio 07 00:55
OBBIETTIVO POP
L'opera di Anna Ka e Antonino Giacalone collocata sopra la scultura di Ricciolo"
A OBBIETTIVO POP Presso l'Euro Hotel di Cascina Pisa dal 3 MARZO 2007
INFO C.AE.S.A.R. ONLUS venerdì, 21 ottobre 05 19:37
NERO, ORO E ARGENTO vietato ai minori di...CATALOGO DELLA MOSTRA
L'altra scena In un certo senso tutto ciò che scrivo non forma che un solo libro tutti i miei libri non sono che un unico e medesimo libro. William Burroghs Credo davvero che siamo noi a dar forma alla nostra realtà,e che ogni forma di giudizio morale esista solo all'interno della nostra mente. David Cronenberg Trasferire i "corpi". Il lavoro nasce e si concentra sul meccanismo generativo delle immagini e sulla mutazione sottrattiva implicita che questo procedimento non può che non generare. Prelevo dal mondo "reale" per conferirgli altrove un'iperrealtà indefinibile, qualcosa di imperfetto, lacunoso, impudico. Non ci sono limiti esse non conoscono né sesso né morte, con loro sogniamo l' immortalità. L'eternità di un infinito fermo immagine. Assemblo pezzi "preparati" da altri e li monto per produrre un qualcosa che li rende altro da sé. Un cortocircuito narrativo dove le immagini perdono il loro usuale sistema di connessioni per stabilirne un altro quindi una visione dal sottosuolo del complesso universo della razionalità umana in un proiettarsi comunque in un altrove. Il ritaglio, lo stato latente delle mie ossessioni infantili, si propone in modo inaspettato come possibile soluzione di una simbiosi tra la mano, la mente e il tempo per rendere visibile la sofferenza, il dolore, e l'ineguagliabile bellezza di ogni divenire. Così disegno spazi e mondi e storie che ancora non sono ma che potrebbero essere contaminando gli opposti, il sano e il malato, il maschile e il femminile, il simulacro e la copia ogni volta è come aprire una porta cercando un varco per introdurmi in spazi altrimenti inaccessibili alla vista con la stessa fascinazione e repulsione che l'occhio umano prova di fronte ai propri sogni e ai propri incubi. L'eccessivo estetismo di alcune "foto" costituisce infatti sia la fonte della loro bellezza che la causa del senso di disfacimento estetico. "Entrare" dentro l'immagine, penetrandola, cercando di inseguirne il flusso, il movimento, la mutazione, il nucleo nell'irresistibile desiderio di intrecciare arte e vita, con l'intento di "obbligare" lo spettatore a guardare in faccia l'ambiguità del vedere. Di ogni vedere: a cominciare da quello del proprio sguardo. ANNA KA
«La sua originalità è nel suo occhio, spesso rivolto al grottesco e all'audace, un occhio coltivato proprio per questo: per mostrarti la paura perfino in una manciata di polvere». Walker Evans parlando di Diane Arbus Bjork
LE DINAMICHE EVOCATIVE Lei mi fissa nella disarmante nudità, ha il volto di bambina ma schiaccia la mia libido con un corpo prosperoso e procace. Rimango avvinto dalle sopite speranze di uno sguardo fisso e inebetito dallo scoramento: "Che faccio qui ?" sembra ripetere il codice muto e sottolineato dalla mimica arrendevole delle braccia leggermente scostate dai fianchi. Tutt'intorno i simboli "rassicuranti" della società familiare, della maternità benestante, del supremo consumismo creatore di lusso ed autorappresentazione. Questa è l'arte di Anna Ka, acuta e sapiente sperimentatrice di forme espressive che mai ha smesso di ricercare dentro di sé e nel mondo che la circonda i tasselli della verità. Una ricerca ancestrale che ci accompagna dalla nascita e che non ci lascia più, se non dopo la nostra morte, e chissà ! I collage, meglio sarebbe dire le "composizioni conoscitive", dell'artista livornese - nata nel 1965 - riescono ad offrire uno straordinario spaccato della nostra epoca. Un'ascia di portentose dimensioni si è abbattuta sul mondo e dall'enorme fessura fuoriescono innumerevoli visioni, sorprese il più delle volte belle ma anche orrende, una summa dell'umana condizione e delle umane scelte. Sembra che Anna Ka "Pandora" sia riuscita a scoprire con sguardo attento e capace il vaso delle verità nascoste, o meglio di quelle esistenze che siamo abituati a marginalizzare fuori e dentro di noi. Non è un caso che tra i modelli più citati di Anna ci sia proprio quella Diane Arbus che negli USA bigotti e puritani fu stigmatizzata per aver portato al centro dell'obiettivo fotografico le cosiddette mostruosità e che proprio negli USA ha trovato il più alto consenso per la propria arte. "La vita è una truffa" ama ripetere Anna e l'artista ha il compito di guardare, guardare e memorizzare per poi riorganizzare e costruire. Sembra di rivedere il dettato ciceroniano sull'eloquenza, il metodo che distingue la genialità compositiva da un casuale assembramento di forme e colori. E la genialità è riuscire ad anticipare, a far vedere quello che gli altri non vedono (o non vogliono vedere?). Nulla di nuovo diranno in molti, ma le composizioni di questa donna riescono sempre a trovarci impreparati, a cagiornarci una reazione ad effetto: momenti di conoscenza che segnano anche la nostra crescita. La realtà attorno a noi è tanto vera da risultare pornografica e trasgressiva, la creatrice non fa altro che raccoglierne i segnali, di riprendere gli echi svaniti di desideri infantili, di cogliere la bellezza della vita in attimi di gioia e dolore, di ritagliare attesa e godimento, sorpresa e abbandono, speranza e narcisismo. Siamo sicuri che tutto ciò tenga indenne Anna Ka dall'autoidentificarsi nelle sensazioni che lei stessa innesca in chi guarda e riconosce la miriade di fotogrammi nelle sue opere ? La risposta non può essere banalmente affermativa. L'artista ha scelto la via della compassione, della condivisione dei sentimenti altrui. Le sue opere suscitano struggimento e riflessione anche quando sono riprese scene di sesso esplicito. Basti citare l'Umberto Eco del "Secondo Diario Minimo" che dava suggerimenti per distinguere un film porno da un film di contenuto; così eviteremo di sovrapporre schemi facili e riduttivi. Il sesso fa parte della vita, mentre pornografico è tutto ciò che risulta inutile, ridondante, effimero con danno altrui. Secondo questo ragionamento cosa sono allora la guerra, la violenza, il sopruso, la limitazione della libera espressione, l'arricchimento improprio ? Nel caleidoscopio dei milioni di esseri che popolano il pianeta l'opera di Anna Ka assume perciò una funzione evocativa: e in questa consapevolezza cè la voglia di eternare il messaggio, di sottolineare con fondi preziosi il contesto pittorico. Anche questo è frutto della solida memoria artistica applicata alla creazione. I fondi omogenei e dorati ci sono stati tramandati da Bisanzio e rappresentano l'espressione di una fase storica vissuta in profondo bilico tra passato (l'impero di Roma), presente (l'impero d'Oriente) e il futuro (la rinascita cristiana). Diventa quasi scontato associare l'incertezza del nostro presente all'equilibrio instabile di allora. Ma il peggio è che noi dovremmo avere gli strumenti per reagire e difenderci dalle brutalità e dalle brutture del mondo. Anna Ka sembra aver trovato una soluzione: si è fatta sacerdotessa e con le tecniche evocative della pratica artistica ha lanciato la sfida. Su grandi tele ha costruito i propri altari, ha imposto il nero rituale per innalzare una teoria di messaggi scaturiti dai sistemi più effimeri del mondo quotidiano. Ha strappato le etichette dalle aspirazioni vanesie di uomini e donne, ha rinnegato la sacralità di oggetti "cult" e "trendy", ha ricacciato nella penombra il fatuo volgere dell'apparenza terrena. Così quelli che ai più appaiono come simboli di bellezza, benessere e ricchezza, cioè le grandi firme, i modelli e gli accessori lussuosi della moda, fanno da sacro contraltare alle ben più importanti dinamiche dell'esistenza. E' una ricerca che si spinge all'estremo delle possibilità: Anna Ka pronuncia la formula "I was an artiste". E' uscita dalla logica terrena e si vede da fuori: rimangono pochi reliquiari che tramandano la memoria di un'artista che ebbe memoria del mondo (i "Sex Toys"). Capiamo che oggi e domani la protagonista di questo viaggio ha già costruito il proprio passato e ce lo consegna con il minuzioso e preciso apparato che nel frattempo ha costruito. Roberto Russo Livorno 22 settembre 2005
martedì, 04 ottobre 05 17:12
NERO, ORO E ARGENTO vietato ai minori di...MOSTRA PERSONALE DI PITTURA
A CASTELLINA MARITTIMA PISA
lunedì, 12 settembre 05 12:42
PRESENTAZIONEANNA KA
Nata a Livorno il 1965, dal 1993 si dedica assiduamente all'arte.
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